La schiena è la parte che non puoi vederti, quella che lasci agli altri. Sulla schiena pesano i pensieri, le spalle che hai voltato quando hai deciso di andartene.
(Margaret Mazzantini)
In questi ultimi giorni di vacanza ho fatto circa 300 foto e spesso mi è capitato di fotografare qualcuno di spalle.
Ho ripensato a questa frase che ho letto e che mi ero segnata perchè mi aveva colpita.
Ci ho riflettuto e lo trovo vero che sulla schiena pesano i pensieri o i destini; penso proprio che sulla schiena pesa il mondo, come ci insegna la storia di Atlante.
Mi è sempre piaciuto fotografare le persone di spalle, soprattutto mentre fotografano qualcosa o sono distratte da altro: in questo modo riesco a vedere qualcosa di loro, in questo modo forse, catturo per un instante una visione che non avrebbe mai potuto essere la mia.
Questa cosa mi affascina molto perché mi permette di pensare in modo diverso a quale può essere “il mondo” che queste persone portano sulle spalle.
Mi sono resa conto poi che, quando una persona mi interessa particolarmente, tendo a fotografarla molto spesso, non in posa o con qualche dettaglio in particolare, ma proprio di schiena..
sará un modo per esprimere la mia voglia di conoscere il suo “mondo”?
Ecco, la seconda parte la capisco bene ma, in realtà, penso che a parte questo ci sia dell’altro.
Avete presente quando per farci lavorare sulla fiducia, ci fanno fare quel gioco in cui uno dei due si deve mettere di schiena davanti all’altro e poi lasciarsi cadere perché tanto l’altro lo prenderà?
Non serve che vi dica che non mi sono mai sentita a mio agio in questo gioco e non sono mai riuscita a farlo se non con qualche amica, le pochissime davvero intime, quelle che sono le sorelle che non ho mai avuto.
“Le spalle che hai voltato quando hai deciso di andartene”..
Vivo con serenità le mie scelte passate riguardanti le persone nella grande maggioranza dei casi: potevo gestire meglio alcune dinamiche? Sicuramente si!
Potevo decidere di usare delle modalità diverse? Ancora una volta sí; ma non ho rimpianti o ripensamenti.
Le persone che oggi non ci sono, non erano destinate ad esserci, per un motivo o per un altro. E a me va bene così.
Ma torniamo al “voltare le spalle”: se per la prima volta voltassi le spalle, non per andarmene, ma per lasciarmi cadere?
Se questa volta fossi sicura, senza nessun tipo di logica o di certezza, che lasciandomi cadere atterrerei dentro ad un abbraccio?
In questo caso, mi piacerebbe lasciare la mia parte che non posso vedere a qualcuno e mi piacerebbe anche portare il peso di Atlante in due per scoprire un mondo diverso.
“È un mondo diverso che voglio,
altro che storie”