“Lo svegliava con il caffè bollente e un croissant alla crema, di quelli con lo zucchero a velo sopra, a cascata, che immancabilmente finiva ovunque.

Lo guardava muoversi a fatica e cambiare la sua maschera ogni volta che con lo sguardo incrociava il suo e le smorfie di dolore diventavano un sospirato sorriso o un accennato sbuffare.

Lo aiutava a vestirsi, soprattutto con quei cardigan che tanto adorava: quanti bottoni per le sue mani rigide e tremolanti.


Ma più di tutto, lo guardava..lo guardava e sapeva che non avrebbe mai potuto immaginare così la sua vita, ma nonostante la malattia glielo stesse strappando via, come si spezzano le corde dei violini troppo tirate, lei non avrebbe cambiato nulla del suo essere AMORE e avrebbe lottato per fare in modo che quei tremori e quei passi rigidi sembrassero un ballo: il loro”


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