Ieri sono andata a fare una passeggiata a Bergamo centro e sono entrata in libreria per comprare un pensiero ad una persona.
Mi sono persa per oltre 30 minuti a leggere varie copertine, incuriosita da alcune immagini/titoli piuttosto che altri.
Sono uscita con due libri per me e nessuno per altri; un grande classico di chi sceglie solo con la pancia e non perché deve.
Quando scelgo un libro, a parte la copertina e la pagina finale, apro pagine a caso e leggo qualche parola per vedere se c’è feeling tra me e quel libro.
Scelgo un libro di Claire Keegan, “Un’Estate”, non solo perché mi piace l’azzurro dell’immagine in copertina, ma anche per alcune parole che mi catapultano in 0 secondi alle mie estati da piccola, a Cevo.
Rabarbaro, sciroppo, Estate, il burro sul pane..
Il libro è molto carino, racconta l’amore nel rapporto genitori/figli, un amore che va al di là del sangue, per cui nessuno è mai troppo grande. Ci sono parecchi accenni di vita vera, momenti in cui si imparano nuove parole, nuove abitudini, cose che ci spaventano ma che poi rimarranno parte di noi, per sempre.
Un messaggio bellissimo, ve lo consiglio.
Un’Estate mi ha fatto ricordare le estati in cui io e Matteo, mio fratello, ci trasferivamo per le vacanze estive dai miei nonni, in montagna.
Mi ha ricordato le corse su quelle salite che allora ci sembravano incredibili, il nascondino e lo stare in strada a tutte le ore, le serate con nostra cugina Anna, le crostate o la pasta fresca con la nonna Madalí, preparare i festoni per San Vigilio, il bricchetto di Estatè con lo zio Fausto, l’odore della legna nella stufa, la minestra alle erbe, le frittelle di mele..
Momenti bellissimi, indimenticabili, quelli che ne capisci il valore solo anni dopo, quando cresci e non sei più spensierato, quando daresti ogni euro che hai sul conto e ogni giorno a tua disposizione per rimangiare quelle frittelle alle mele.
Se ripenso a quelle estati lí, l’unica cosa che mi pesava un po’ era l’attesa, l’attesa di mamma quando tornava in città per il lavoro e per qualche giorno non potevamo vederla.
Non sono mai stata una persona che aveva un buon feeling con le attese e mia nonna Paola, che lo ha sempre saputo, si è inventata una cosa, un rito che mi permettesse di elaborare meglio quell’attesa.
Quando mamma stava per tornare andavamo poco lontano da casa in un punto fra il bosco e la strada e nonna ci faceva creare un trenino con quello che trovavamo lì intorno: pietre e pigne erano le nostre Lego.
Facevamo un trenino in modo che imboccando la discesa, mamma sapesse che eravamo lì ad aspettarla.
Paolina era proprio di un altro stampo, un’intelligenza che ritrovo raramente oggi.
Dio come mi mancano queste cose insieme, i nostri riti; ma che fortuna poterli ricordare con un libro scelto fra milioni di altri libri in una Domenica pomeriggio a caso, proprio quando hai bisogno di risentire quel calore, quell’amore.
“Penso alla mia estate, a ora, soprattutto a ora.”