Molte cose cambiate, una pandemia di mezzo, sicuramente qualche ruga in più, ma 5 anni dopo, torno in Marocco.
Circa 2600 km volando, 450 km su 4 ruote e sempre inenarrabili passi!
Questa volta sono partita sapendo già quali colori, odori e suoni avrei trovato, ho gestito meglio i tempi sapendo quanto è importante affidarsi alle persone del luogo, qui più che ovunque.
Fes diversissima da Marracheck.
Qui il Marocco si riconferma essere un time lapse continuo di gente che si incontra in uno dei 9 mila vicoli della Medina; è il caos dei souk che non si fermano mai, il canto del Muezzin che intona il richiamo alla preghiera; è i colori delle spezie, le pareti blu di Chefchouen; è il profumo della menta e le api dentro le vetrine dei dolci tipici; è Souad che ti consiglia i ristoranti migliori in zona e tanto di più.
Marocco è anche aver imparato qualche parola di arabo in più che porterai con te fino al prossimo viaggio, “in sa
Alläh”.
È il piccolo foro nelle finestre che sporgono dalle case della Medina, attraverso cui le donne “potevano vedere senza essere viste”, e le doppie porte con suoni diversi per “annunciare” l’arrivo di qualcuno della famiglia o esterno; in modo che ci si potesse preparare ad accogliere l’ospite nel migliore dei modi e secondo la tradizione.
Marocco è un’esplosione.
È un fuoco d’artificio di mille colori.
E oggi, come nel 2018, spero di poter tornare ancora.
E ancora.