“Se non puoi rifarti una vita, allora goditi almeno quella che hai.”

Stavo lavorando al pc, come spesso accade nelle ultime sere: tante cose da fare, mille idee in testa, poco tempo per pensare durante il giorno; stranamente la tv accesa un po’ a caso e sento questa frase.

Fermo l’immagine e spingo indietro di qualche 10s per riascoltarla: una volta non basta, non riesco a comprenderla e allora di nuovo:

“Se non puoi rifarti una vita, allora goditi almeno quella che hai”

Ma in che senso “rifarti una vita”? E la vita che hai avuto? Quella che hai ora? Cosa devi rifare?

No perché se ci ripenso bene, piego un a4 a metà e scrivo pro e contro; quando guardo la lista io non è che ho molta voglia di “rifarla”.

E la vita che ho ora boh, mi piace a giorni alterni. Ma sono meteoropatica e amo la solitudine quindi non faccio molto testo.

Me la sto godendo? Dipende dai punti di vista. Di sicuro non mi faccio mancare niente che reputo importante e mi assecondo parecchio. Ma basta per essere sicura di godermela?

Sento spesso una voce, quella roba che ti da una sensazione di quiete prima della tempesta, che è come il rumore della goccia del rubinetto che cade nel lavandino quando intorno c’è solo silenzio.

La scansione del tempo come fa un metronomo, il rumore che interrompe il niente e che ti aiuta a canalizzare i pensieri: “ma questo è davvero il mio posto?”

Se siete arrivati a questo punto non posso nascondervi il mio disappunto su quel “puoi” della frase di sopra. Ma chi lo ha detto che non “puoi”? Chi te lo impedisce? Non “puoi” per cosa”?qual è il motivo? Ma non ci avevano raccontato che “volere è potere?!”

E quindi? Era una cazzata?

È l’1.07 e la mia conclusione è la preghiera della Serenità: “

«Dio, concedimi la serenità di accettare le cose che non posso cambiare, il coraggio di cambiare le cose che posso e la saggezza per conoscere la differenza.»

Perché in fondo, a quest’ora, Dio è da tirare in ballo.

إِنْ شَاءَ ٱللَّٰهُ.


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