Oggi è il mio compleanno.

Chi mi conosce sa che il giorno del mio compleanno è forse l’unico giorno dell’anno in cui pretendo da me stessa di essere egoista; perché negli altri 364 giorni, IO, non sono mai la mia priorità.

C’è sempre poco tempo, un’agenda pienissima, parecchi sensi di colpa per le assenze che mi portano a scegliere di fare anche cose che non avrei scelto, se non per accontentare qualcuna delle mie persone.

C’è sempre qualcuno prima di me.

Nel 2021, in questo giorno, ho cercato di sopravvivere. Sono arrivata sfinita, non ho potuto scegliere dove stare e con chi.

Ho arrancato.

Ci ho messo qualche mese a ristabilirmi in superficie.

A fatica.

Con l’impressione costante che quel grande vuoto lasciato da chi se ne è andato, potesse inghiottirmi da un momento all’altro.

Ho avuto bisogno di partire. Ancora.

C’è stato bisogno di fermarsi.

C’è stato bisogno di finire le lacrime. Quelle che ti va indietro il fiato per i singhiozzi.

Oggi sono serena.

Oggi ho avuto la fortuna di scegliere con chi stare, o almeno ci ho provato. Perché poi si sa, non sempre le cose vanno come le avevamo immaginate o volute.

Oggi ho comunque una valigia in mano, sicuramente questa è la mia seconda malattia.

E allora vi chiederete “qual è la prima?”

Io voglio sentire. Voglio bruciare.

Sceglierò sempre una grande emozione piuttosto di qualcosa di costante e sicuro ma che non mi fa pulsare il sangue nelle vene e battere forte il cuore. Vorrò sempre la vertigine e continuerò a cercare la paura di cadere. Come del resto facevo a 5 anni, a uovo, sulle piste nere.

Sarò sempre quella che se oggi fa 15000 passi, domani ne vuole fare almeno 15001.

Sarò sempre quella che vuole piantare le bandierine di Risiko in tutte le nazioni del mondo, per sentire nuovi odori, assaggiare nuovi sapori, ascoltare musica diversa, raccontarsi con gente appena incontrata.

E questa é una grande malattia.

Una di quelle che ti costringe a stare sola, parecchio.

3-5

Non un numero qualsiasi. Al prossimo, sarò più vicina agli anta.

La mia parola, da domani e per questo anno sarà #eudemonia dal greco εὖ «bene» e δαίμων «demone; sorte».

La felicità intesa come scopo fondamentale della vita, la MIA. Una felicità come faro, quella che ti guida, quella per cui hai una eterna “tensione”.

Ecco.

Mi auguro di essere posseduta del mio buon demone e di ricordarmi sempre da dove vengo e dove sto andando, perché sono malata si, ma ho anche dei sogni.

E finché avrò quelli, nessuna malattia potrà fermarmi.

#nadiaturns35

#happybirthdaytome

#blondearoundthecorner


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